IL SALTERIO DEL NOVIZIO
1623 70. Un'altra volta, c'era un frate novizio che
sapeva leggere, non bene, il salterio. Siccome gli piaceva
questa lettura, chiese al ministro generale il permesso di
avere un salterio, e gli fu concesso. Però non lo voleva
tenere senza uno speciale consenso di Francesco, poiché
aveva sentito che il Santo non voleva che i suoi frati fossero
bramosi di scienza e di libri, ma insegnava loro che si appassionassero
a conquistare e possedere la pura e santa semplicità,
lo spirito di orazione e la signora Povertà: virtù
che avevano formato i santi primi frati. Secondo lui, la via
più sicura per la salvezza dell'anima era questa.
Non ch'egli disprezzasse e guardasse di mal occhio la scienza
sacra; al contrario, egli venerava con sincero affetto gli
uomini dotti che erano nell'Ordine e tutte le persone colte;
tant'è vero che scrisse nel suo Testamento: «Tutti
i teologi e coloro che ci comunicano le parole divine, noi
dobbiamo onorarli e venerarli come quelli che ci comunicano
spirito e vita».
Ma prevedendo il futuro, conosceva in virtù dello Spirito
Santo e ripetutamente lo annunziò ai fratelli, che
« molti, sotto pretesto di insegnare agli altri, avrebbero
abbandonato la loro vocazione, cioè la pura e santa
semplicità, la santa orazione e la nostra signora Povertà.
E accadrà loro che proprio mentre supponevano di imbeversi
di maggior devozione e accendersi d'amore di Dio con la conoscenza
della Scrittura, appunto da qui sarebbero restati interiormente
freddi e quasi vuoti, perché hanno perduta l'occasione
di vivere il loro ideale. E temo che non venga loro tolto
anche quello che sembravano avere, avendo tradito la loro
vocazione».